Museo dell'energia di Ripi
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GEOLOGIA DELL’AREA

La lunga storia geologica del territorio di Ripi

Il petrolio a Ripi

Storia del petrolio in Italia e del petrolio a Ripi

Anche se l’origine del petrolio di Ripi rimane ancora oggi incerta, possiamo affermare che esso sia frutto della particolare conformazione geologica di questo settore dell’Appennino che comprende la catena dei Simbruini-Ernici, la Valle Latina e i Monti Lepini. Una storia lunga e complessa che si sviluppa in più fasi a partire da 250 milioni di anni fa. Epoca alla quale tutta l’area dell’attuale Appennino era occupata da un fondale marino poco profondo, dove, grazie ad una sedimentazione legata all’attività di organismi come alghe e coralli, si formarono quelle rocce calcaree che oggi costituiscono l‘ossatura delle principali montagne.
Duecentotrenta milioni di anni fa, in seguito ad un’intensa fase tettonica, questa grande piattaforma calcarea comincia a spaccarsi e mentre le rocce si distendono interi settori sprofondano. Si depongono così nuove rocce, prima di tipo arenaceo, evaporitico­, quindi di natura dolomitica (“Anidriti di Burano”) e poi ancora calcarea (“Calcare massiccio”).
I movimenti distensivi continuano fino a circa cento milioni di anni fa. Al passaggio con l’Era Cenozoica, circa sessantacinque milioni di anni fa, succede qualcosa di strano che rimane ancora poco chiaro a tutti i geologi. Non ci sono rocce che testimonino tracce di sedimentazione per decine di milioni di anni. Le cause di questo fenomeno sono attribuite dagli studiosi a due possibili situazioni: alla totale assenza di sedimentazione sul fondo del mare, oppure al generale sollevamento di tutto questo settore dell’Appennino fino all’emersione, in seguito alla quale il sedimento sarebbe stato spazzato via.
Tredici milioni di anni fa inizia l’orogenesi, ovvero il processo che porterà alla formazione della catena appenninica. La placca africana, che già dalla fine dell’Era Mesozoica si stava muovendo, si avvicina verso quella eurasiatica e con essa tutti i sedimenti marini che nel corso dei milioni di anni si erano accumulati. Si scatena un’intensa fase tettonica, questa volta di natura compressiva che porterà così all’accavallamento delle varie falde, dando all’Appennino la caratteristica forma ad arco.
Circa sette milioni di anni fa, anche i deposti che derivano dall’erosione di queste giovani montagne vengono sospinti verso est, fino a creare le cosiddette formazioni terrigene, o flysch, che chiudono la fase orogenetica. Negli ultimi milioni di anni si verifica nuovamente una fase di distensione e assestamento dell’Appennino, con alcuni settori che sprofondano e vengono invasi dal mare. Nasce così il Mar Tirreno.
Ottocentomila anni fa, infine, si verifica un ulteriore evento importante in tutto il Lazio: la formazione di enormi vulcani legati all’assottigliamento della crosta terrestre provocato dalla risalita di ingenti quantità di magma.

 

Il petrolio a Ripi

Il petrolio in Italia e il petrolio a Ripi

Sull’origine del petrolio di Ripi

Il petrolio (dal latino petroleum, composto di petrae, “della roccia”, e oleum, “olio”) deriva dalla sedimentazione di organismi vegetali che si accumulano sui fondali di mari e laghi. Tali depositi organici si trasformano in una miscela solida a base di carbonio, detta kerogene, e in seguito in idrocarburi (sostanze formate solo da atomi di idrogeno e carbonio) in un periodo che varia da dieci a cento milioni di anni. Il petrolio si accumula e si muove all’interno di rocce serbatoio permeabili e porose, dette “reservoire”, sormontate a loro volta da rocce impermeabili che trattengono il petrolio anche grazie alla loro forma convessa verso l’alto. Se la quantità di petrolio accumulato ha dimensioni tali da essere sfruttabile economicamente si è in presenza di quello che viene chiamato giacimento.

 

Sull’origine del petrolio di Ripi ci sono due principali ipotesi. La prima è legata a piccoli bacini all’interno di formazioni terrigene (come quella detta “Flysch di Frosinone”) createsi con l’orogenesi appenninica, dove si sono accumulate (isolate da acqua e ossigeno) forme di vita vegetali ed animali, portate alla giusta “cottura” dal riscaldamento prodotto dai vicini distretti vulcanici. Si tratta quindi di un petrolio, originato e maturato nello stesso luogo, piuttosto giovane e superficiale ma comunque un petrolio di buona qualità. La seconda ipotesi, diciamo “profondista”, presume invece che il petrolio risiederebbe nei calcari di piattaforma pre-orogenici. In questo caso il petrolio sarebbe scaturito dalla materia organica rimasta intrappolata nelle più antiche rocce calcaree, protetta da acqua e ossigeno e sepolta ad elevate temperature e pressioni. Con la pressione esercitata dagli Appennini in formazione, il petrolio sarebbe stato poi spinto verso est, fino a raggiungere quest’area, facendo sì che i calcari e le arenarie dei dintorni, da cui oggi si estrae il petrolio di Ripi, si impregnassero di tale sostanza. Questa ipotesi lascia pensare ad un giacimento piuttosto grande, tale da giustificare un pompaggio di petrolio costante da oltre un secolo.

 

Uso del petrolio

Dal petrolio non si ottengono solamente combustibili per l’industria e per il riscaldamento come benzina, gasolio o kerosene ma anche materie plastiche: detergenti, gomme, fibre, coloranti ed esplosivi. I derivati del petrolio costituiscono inoltre i prodotti base dell’industria chimica. Da un chilogrammo di petrolio grezzo si ottengono 10.000 chilocalorie.
Un rendimento assai più elevato rispetto a quello ottenibile da altre fonti energetiche come ad esempio il carbone, l’eolico e il solare.
Questa caratteristica, unitamente alla sua facilità di trasporto, rende il petrolio di gran lunga la fonte energetica più impiegata seppure l’impatto ambientale sia considerevolmente alto.

 

Tutto questo è ben approfondito ed illustrato all’interno del Museo dell’Energia, in particolar modo nei laboratori didattici.