Museo dell'energia di Ripi
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LA “VIA DEL PETROLIO”

L’antica miniera di Ripi

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Gli eventi che portano l’uomo alla trasformazione della natura e del mondo circostante per la necessità dello sfruttamento delle risorse cominciano sempre in maniera fortuita. Mentre l’uomo scopre le risorse le utilizza, le sfrutta fino a che queste non diventano indispensabili. E’ solo a quel punto che ci si chiede da dove provengano (Caraci G., Il petrolio, Torino 7 novembre 1955).
Così cominciava alla fine del XIX secolo la storia del petrolio di Ripi. Quando non vi era ancora la convinzione che il petrolio ci fosse e si riteneva che i tentativi per localizzarlo fossero del tutto inutili. Ma poi qualcosa cambiò. L’Italia fu la terza nazione al mondo, nel 1860, dopo Romania e Stati Uniti, ad avviare le ricerche petrolifere con lo scavo di pozzi profondi centinaia di metri. Pozzi che furono realizzati in tutta la Valle Latina ed in particolare nel territorio di Ripi. Più precisamente in località San Giovanni.
Comprendeva la valle di Pocomare, al centro della quale si trova la località denominata proprio “Le Petroglie”, lasciando pensare che già in precedenza si fosse a conoscenza della presenza di petrolio a Ripi. Come del resto testimoniato da alcuni documenti del 1700 in cui si parla del restauro della fontana in Via Petroglie.
La descrizione di Celso Capacci, ingegnere delle miniere chiamato a scrivere un rapporto sulla miniera di Ripi nel 1900, riporta di un bacino petrolifero regolare fatto a catinella, solcato dal Fosso delle Petroglie e dai suoi affluenti di piccola importanza (Rapporto sulla Minieradi Petrolio di Ripi presso Frosinone, Firenze 31 ottobre 1900).
Gli scavi archeologici di Colle S. Silvestro

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L’esistenza di un insediamento antico sul Colle S. Silvestro è documentata da alcune Bolle pontificie di Papa Urbano II. Nelle Bolle si parla di un Monastero, il Monasterium Sancti Silvestri, non si sa bene se appartenuto ai benedettini di Montecassino oppure ai monaci di Casamari. Tracce della sua esistenza si ritrovano anche nelle Bolle pontificie di Pasquale II e di Papa Callisto II, rispettivamente risalenti all’anno 1108 e 1122. In esse si fa riferimento in maniera inequivocabile al Monastero come appartenente all’antico “Castello di Ripi” di cui oggi non rimangono tracce evidenti.

 

Recenti scavi degli anni Ottanta hanno riportato alla luce insediamenti precedenti all’epoca del Monastero che avvalorano la tesi che il monastero possa essere stato edificato successivamente sulle antiche rovine. Lo stesso Capaci, ingegnere minerario, e Mario Cocco, uno studioso ripano, riportano che qui furono rinvenute anche delle grotte con olle, vasi funerari e molti altri indizi che fanno pensare che vi fosse ubicata una città sin dal tempo dei romani.

 

Nella prima metà dell’ottocento furono riportate alla luce due piccole colonne di granito orientale, poi utilizzate nell’ingresso principale della chiesa del SS. Salvatore a Ripi. Infine nel 1820 furono ritrovati tre vasi metallici e una tazzetta che verosimilmente dovevano far parte di un sepolcro. Tesi, questa, confermata negli anni Ottanta del secolo scorso dal ritrovamento di resti umani, in parte pietrificati, che dimostra inequivocabilmente che, in epoca preromana, il colle di San Silvestro fosse abitato. Sempre in località San Silvestro affiora per un piccolo tratto l’antica via Latina. Antica via di comunicazione già usata dalle popolazioni locali molto tempo prima che i Romani ne operassero la ristrutturazione del tracciato nel IV sec. A. C. Solo in epoca tardo medievale la strada assunse il nome di Via Casilina dal nome della località chiamata Casilinum, dove attualmente sorge la città di Capua.